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Training e formazione in psicologia di cure primarie

La formazione dello psicologo delle cure primarie (PCP) è essenziale, dato il ruolo peculiare che
riveste il professionista in ambito clinico. È un lavoro svolto in sinergia e cooperazione con il
medico di base, possibilmente all’interno dell’ambulatorio del medico e in collegamento con tutti
gli altri servizi territoriali, per cui è necessario un training da un lato ampio, ma che sappia anche
inquadrare bene i compiti specifici dello psicologo.
In Italia questa formazione non è ancora stata definita dalla legislazione vigente e ogni Regione
potrebbe, potenzialmente, decidere su base territoriale. Anche la figura, il ruolo e i compiti dello
psicologo delle cure primarie sono spesso poco definite e diverse di Regione in Regione.
Dunque il primo passo importante, in Italia, sarebbe la definizione di chi è lo psicologo delle cure
primarie, come si deve inserire in ambito clinico e quali sono i suoi incarichi; a questo cerca di
provvedere il DDL S. 1827 “Istituzione dello psicologo di cure primarie”, in cui vengono descritti i
servizi erogati, le aree di intervento e il fine dell’attività dello psicologo, ma non viene descritta
(seppur richiesta), quale debba essere o chi erogherà, la formazione dello psicologo di cure
primarie. In ogni caso, avere una definizione condivisa renderebbe più semplice delineare con
maggiore accuratezza la migliore formazione per svolgere in maniere adeguata ed efficace la sua
funzione (ricordiamo che la ricerca empirica fornisce dati chiari sull’effettivo calo dei costi della
sanità pubblicato, a seguito dell’impiego di PCP sul territorio o direttamente all’interno degli studi
medici). Al momento la formazione di chi desidera lavorare come professionista nelle cure primarie
è affidata a corsi e master a pagamento, di durata variabile. Andando a leggere la loro struttura e
l’offerta formativa, si trovano diversi punti di contatto, ma naturalmente non sono sempre
totalmente sovrapponibili, soprattutto rispetto l’importanza data a certi argomenti piuttosto che altri.
Facendo riferimento a tutte queste indicazioni, si può provare a pensare quale possa essere il miglior
training per gli psicologi di cure primarie, ma prima di tutto bisogna prima definire il modello che
sostiene il lavoro in questo ambito. Il modello maggiormente accreditato, grazie alle ricerche e le
sperimentazioni che lo hanno utilizzato, in Italia e in Europa, risulta essere il modello
biopsicosociale, quindi il presupposto per una buona formazione è la sua conoscenza. Il modello
biopsicosociale è stato sviluppato da Engel negli anni ’80, basandosi sul concetto di salute definito
dal WHO (World Health Organization) nel 1947. Secondo questo modello in un individuo
ammalato intervengono più fattori, che interagiscono insieme, potendo così influenzare, sostenere e
mantenere la malattia, incidendo sulle condizioni oggettive e soggettive di malessere e benessere.
Questi elementi non sono solo i problemi e le disfunzioni fisiche, ma sono anche le componenti
mentali (psicologiche ed intellettive), quelle sociali (condizioni di vita, lavoro, famiglia…) e i valori
e vanno tutti vagliati e conosciuti per poter comprendere e risolvere la malattia.

Pertanto, è essenziale che nel training degli psicologi delle cure primarie siano inclusi insegnamenti
sui rudimenti della salute e della malattia, sia a livello biologico/fisico (come anatomia umana e
patologia, ad esempio) che a livello psicologico (come le dinamiche che possono influenzare lo
stato di salute e delle strategie con cui si può reagire alla patologia). Sarà poi necessario conoscere i
fattori socioculturali che influiscono sulla concezione di salute e malattia, considerando come
queste possano essere considerate diversamente a seconda della cultura, dell’etnia, del genere o
della religione. Deve inoltre avere la conoscenza anche delle politiche sanitarie e dei sistemi
organizzativi sia nazionali che internazionali, compresa la rete dei servizi presenti sul territorio, per
poter saper indirizzare in maniera adeguata il paziente, programmando gli invii al servizio o allo
specialista più idonei. In questo senso dovrà essere in grado di saper valutare non solo i bisogni
dell’individuo, ma anche quelli della comunità in cui è inserito. Lo PCP, lavorando all’interno dei
servizi di primo livello, dovrà essere in grado di effettuare un assessment che prenda in
considerazione, con precisione, la storia di vita del paziente, soprattutto recente (spesso i sintomi
fisici sono dovuti a dei cambiamenti nella vita quotidiana) e le suddette componenti sociali, che
possono o influenzare e sorreggere alcune patologie o, quando sono adeguate, essere utili risorse sia
per l’individuo che per il processo di guarigione. Essenziale sarà anche la conoscenza delle
principali patologie riscontrabili nella psicologia delle cure primarie e la competenza nell’utilizzo
degli strumenti diagnostici per la valutazione dello stato psicologico del paziente. Inoltre, lo PCP
dovrà conoscere e saper applicare gli interventi psicologici che si possano rivelare più efficaci
nell’ambito delle cure primarie, sia a livello individuale, che familiare, che di gruppo, che
comunitario. Tra questi interventi, potrebbe essere richiesta l’organizzazione e la gestione
dell’assistenza psicologica primaria, perciò è importante anche imparare come gestire questo
aspetto. Inoltre, è necessario essere preparati al lavoro con professionalità molto diverse, per cui
sarebbe anche auspicabile la formazione, la discussione dei casi e il focus group con i medici di
medicina generale. Non bisogna poi dimenticare che lo PCP deve essere promotore del benessere
psicologico.
Insomma, lo psicologo in quest’ambito svolge un lavoro estremamente vario, sicuramente
essenziale e delicato, che prevede perciò un training accurato e abbastanza lungo da permettere un
adeguato apprendimento di tutti questi aspetti. Per la sua peculiarità e trasversalità, si ritiene che sia
essenziale anche valutare un tirocinio formativo, che possa consolidare tutte queste conoscenze.
L’auspicio è che con l’andare avanti del lavoro legislativo, venga uniformata sia la definizione
precisa della psicologia delle cure primarie, sia quella dello psicologo che decide di lavorarci, ma
soprattutto, che si definisca un training specifico.
Bibliografia e sitografia:
Attà Negri A, Andreoli G., Carelli L., Fumagalli E., Paladino A., Zamin C., “Realizzare il modello
biopsicosociale nelle cure primarie. Medico e psicologo insieme? L’opinione dei medici di medicina
generale”, Rivista Società Italiana di Medicina Generale n. 6, vol. 26, 2019
Becchi M. A., Carulli N., Le basi scientifiche dell’approccio bio-psico-sociale. Indicazioni per
l’acquisizione delle competenze mediche appropriate”, Internal and Emergency Medicine vol. 3,
(ISSN 1970-9366), 2009
Bianco F., “Lo psicologo nelle cure primarie: dall’utenza alla realizzazione”, Tesi di Dottorato
Capitanio S., “Verso una Psicologia di Cure Primarie in Italia: progetto sperimentale di
collaborazione fra medici di base e psicologi nell’UTAP di Carmignano di Brenta (PD)”, Tesi di
Laurea Magistrale, 2012
Liuzzi M., “Per un progetto nazionale di psicologia di cure primarie”, Psicologia della Salute (ISSN
1721-0321, ISSNe 1972-5167), 2/2020
https://docplayer.it/6191631-Dal-sintomo-alla-persona-lo-psicologo-di-base-nello-studio-del-
medico-di-medicina-generale-luigi-solano.html
https://www.giuntipsy.it/informazioni/notizie/lo-psicologo-di-base-e-la-psicologia-delle-cure-
primarie
https://www.istitutoninotrapani.org/master-universitari/psicologo-di-base-e-counselling-sanitario/
https://www.psicologicureprimarie.it/corsi-professionali/corso-online-psicologia-cure-primarie.html

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