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Eventi

Primo Convegno Sipcp 2021

“Psicologia di cure primarie e medicina di famiglia: un’alleanza
per il benessere della famiglia e della comunità”

Accreditato Ecm per medici di medicina generale, psicologi ed infermieri

23 OTTOBRE 2021 presso RSA RICHELMY in via san Donato 79 a Torino.

La partecipazione è gratuita: Evento a posti limitati con prenotazione obbligatoria.

Per iscrizioni e prenotazioni:

Scarica la locandina

Con soddisfazione si desidera annunciare la decisione del direttivo della Società Italiana di Cure Primarie di organizzare il primo Convegno Sipcp in data 23 ottobre 2021:

“La famiglia è la prima cellula della società umana (Papa Giovanni XXIII). In un mondo in continua evoluzione, sia nei costumi che nelle abitudini quotidiane, anche la famiglia subisce l’influenza del modello esterno, con la creazione di possibili conflittualità interpersonali, che necessitano di interventi professionali quali lo psicologo di cure primarie. La SIPCP intende approfondire questo ruolo che, all’interno di un ambulatorio di medicina generale, si rivela essenziale per poter restituire serenità alla famiglia, alla comunità e al contesto territoriale di riferimento.”

Programma del convegno

Ore 8.30: Registrazione partecipanti

Ore 9.00 – Saluto delle Autorità

Ore 9.15 – Introduzione: Ilaria Gonzatto, Michele Liuzzi, Francesco Marletta

Ore 9.40 – Presentazione SIPCP: Angelo Crea, Ivan De Marco, Michele Liuzzi

Ore 10.00 – Progetti di Legge e prospettive sulla figura dello psicologo di cure primarie: Angelo Crea, Maria Rita Mottola

Ore 10.20 – La Psicologia di cure primarie nell’ottica della medicina di famiglia: Marco Ferri, Raffaella Lucca

Ore 10.40 – La sfida della psicologia di cure primarie per il sapere psicologico: Emanuela Di Pietro, Mara Mettola

Ore 11.00 – Coffee Break

Ore 11.30 – Tavola Rotonda. Per un servizio nazionale di psicologia di cure primarie: approfondimenti e considerazioni TBD …. Bernardini – Venesia – Iusto

Ore 12.30 – La Sipcp: Angelo Crea, Paolo Fiore, Ivan Di Marco, Michele Liuzzi, Francesca Sordella

Ore 13.00 – Test ECM

Chairmen: Michele Liuzzi (Dip. Psicologia Università di Torino, vicepresidente SIPCP), Francesco Marletta (Direttore Sanitario Residenza Richelmy)

Sipcp: entra nella nostra comunità scientifica e professionale

Il miglior modo per ricevere informazioni ed aggiornamenti sulla partecipazione al Congresso Sipcp 2021 e sull’attività della Società Italiana di Cure Primarie è l’iscrizione alla newsletter (in fondo alla pagina del sito).

La Sipcp è nata nel 2020: se vuoi partecipare alla formazione ed alla crescita della Società Italiana di Psicologia di Cure Primarie, costruire una rete professionale e mettere a disposizione capacità e competenze, invia una email a info@sipcp.it

Responsabile scientifico: Michele Liuzzi

Relatori: Emilio Chiodo (MMG asl Città di Torino), Angelo Crea (psicoterapeuta, presidente SIPCP), Ivan De Marco (docente IUSTO, vicepresidente SIPCP), Emanuela Di Pietro (psicoterapeuta, direttivo SIPCP), Marco Ferri (MMG, segretario SIMG VC), Paolo Fiore (psicoterapeuta, resp. comuniazione SIPCP), Ilaria Gonzatto (direttore Medico ORPEA ITALIA, medico Geriatra), Raffaella Lucca (MMG, psicoterapeuta), Mara Mettola (Psicoterapeuta, tesoriere SIPCP), Maria Rita Mottola (avvocato, amministratore sostegno e fragilità), Francesca Sordella (psicologa, segretaria SIPCP)

Comitato scientifico. Emilio Chiodo, Ilaria Gonzatto, Michele Liuzzi, Francesco Marletta

Patrocini. Regione Piemonte, Ordine degli Psicologi del Piemonte, Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Torino, Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, Sindacato Medici Italiani

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Aggiornamenti

Avviata la collaborazione con l’Associazione Linea-menti

Avviata collaborazione con l’Associazione Linea-menti

La Società Italiana di Psicologia di Cure Primarie SIPCP è lieta di comunicare l’avvio della collaborazione con l’Associazione linea-menti che ha l’obiettivo di consentire ad ogni individuo l’accesso all’assistenza psicologica attraverso l’erogazione di servizi facilmente accessibili, diffusi sul territorio e altamente qualificati.

Le due realtà, nel rispetto e riconoscimento delle differenti competenze ed attività, collaboreranno su iniziative formative e loro ricadute pratiche al fine di stimolare una risposta completa e integrata ai bisogni di cura della popolazione attraverso la promozione di interventi psicologici precoci, di facile accessibilità, dimensionati al bisogno ed evidence-based nell’ambito delle Cure Primarie.

Articolo redatto dal Direttivo della Società Italiana di Psicologia di cure Primarie.

Se sei un professionista sanitario interessato allo sviluppo di un sistema di cure primarie in Italia, o più semplicemente desideri ricevere informazioni ed aggiornamenti chiari e precisi sulla questione, allora iscriviti alla Sipcp: l’iscrizione ti garantirà di ricevere un aggiornamento sistematico su temi ed argomenti relativi alle cure primarie, di costruire relazioni professionali che condividono il medesimo interesse e di partecipare alla vita associativa attraverso eventi, convegni e congressi. Se inoltre senti il desiderio di partecipare attivamente alla crescita dell’associazione, troverai disponibilità nei gruppi di lavoro operativi.

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Training e formazione in psicologia di cure primarie

Training e formazione in psicologia di cure primarie.

A cura di Valentina Pisu.

La formazione dello psicologo delle cure primarie (PCP) è essenziale, dato il ruolo peculiare che riveste il professionista in ambito clinico. È un lavoro svolto in sinergia e cooperazione con il medico di base, possibilmente all’interno dell’ambulatorio del medico e in collegamento con tutti gli altri servizi territoriali, per cui è necessario un training da un lato ampio, ma che sappia anche inquadrare bene i compiti specifici dello psicologo.
In Italia questa formazione non è ancora stata definita dalla legislazione vigente e ogni Regione potrebbe, potenzialmente, decidere su base territoriale. Anche la figura, il ruolo e i compiti dello psicologo delle cure primarie sono spesso poco definite e diverse di Regione in Regione.
Dunque il primo passo importante, in Italia, sarebbe la definizione di chi è lo psicologo delle cure primarie, come si deve inserire in ambito clinico e quali sono i suoi incarichi; a questo cerca di provvedere il DDL S. 1827 “Istituzione dello psicologo di cure primarie”, in cui vengono descritti i servizi erogati, le aree di intervento e il fine dell’attività dello psicologo, ma non viene descritta (seppur richiesta), quale debba essere o chi erogherà, la formazione dello psicologo di cure primarie. In ogni caso, avere una definizione condivisa renderebbe più semplice delineare con maggiore accuratezza la migliore formazione per svolgere in maniere adeguata ed efficace la sua funzione (ricordiamo che la ricerca empirica fornisce dati chiari sull’effettivo calo dei costi della sanità pubblicato, a seguito dell’impiego di PCP sul territorio o direttamente all’interno degli studi medici). Al momento la formazione di chi desidera lavorare come professionista nelle cure primarie è affidata a corsi e master a pagamento, di durata variabile. Andando a leggere la loro struttura e l’offerta formativa, si trovano diversi punti di contatto, ma naturalmente non sono sempre totalmente sovrapponibili, soprattutto rispetto l’importanza data a certi argomenti piuttosto che altri.
Facendo riferimento a tutte queste indicazioni, si può provare a pensare quale possa essere il miglior training per gli psicologi di cure primarie, ma prima di tutto bisogna prima definire il modello che
sostiene il lavoro in questo ambito
. Il modello maggiormente accreditato, grazie alle ricerche e le sperimentazioni che lo hanno utilizzato, in Italia e in Europa, risulta essere il modello
biopsicosociale
, quindi il presupposto per una buona formazione è la sua conoscenza. Il modello biopsicosociale è stato sviluppato da Engel negli anni ’80, basandosi sul concetto di salute definito
dal WHO (World Health Organization) nel 1947. Secondo questo modello in un individuo ammalato intervengono più fattori, che interagiscono insieme, potendo così influenzare, sostenere e mantenere la malattia, incidendo sulle condizioni oggettive e soggettive di malessere e benessere.
Questi elementi non sono solo i problemi e le disfunzioni fisiche, ma sono anche le componenti mentali (psicologiche ed intellettive), quelle sociali (condizioni di vita, lavoro, famiglia…) e i valori e vanno tutti vagliati e conosciuti per poter comprendere e risolvere la malattia.

Pertanto, è essenziale che nel training degli psicologi delle cure primarie siano inclusi insegnamenti sui rudimenti della salute e della malattia, sia a livello biologico/fisico (come anatomia umana e
patologia, ad esempio) che a livello psicologico (come le dinamiche che possono influenzare lo stato di salute e delle strategie con cui si può reagire alla patologia). Sarà poi necessario conoscere i
fattori socioculturali che influiscono sulla concezione di salute e malattia
, considerando come queste possano essere considerate diversamente a seconda della cultura, dell’etnia, del genere o della religione. Deve inoltre avere la conoscenza anche delle politiche sanitarie e dei sistemi organizzativi sia nazionali che internazionali, compresa la rete dei servizi presenti sul territorio, per poter saper indirizzare in maniera adeguata il paziente, programmando gli invii al servizio o allo specialista più idonei. In questo senso dovrà essere in grado di saper valutare non solo i bisogni dell’individuo, ma anche quelli della comunità in cui è inserito. Lo PCP, lavorando all’interno dei servizi di primo livello, dovrà essere in grado di effettuare un assessment che prenda in
considerazione, con precisione, la storia di vita del paziente, soprattutto recente (spesso i sintomi fisici sono dovuti a dei cambiamenti nella vita quotidiana) e le suddette componenti sociali, che possono o influenzare e sorreggere alcune patologie o, quando sono adeguate, essere utili risorse sia per l’individuo che per il processo di guarigione. Essenziale sarà anche la conoscenza delle
principali patologie riscontrabili nella psicologia delle cure primarie e la competenza nell’utilizzo degli strumenti diagnostici per la valutazione dello stato psicologico del paziente. Inoltre, lo PCP dovrà conoscere e saper applicare gli interventi psicologici che si possano rivelare più efficaci nell’ambito delle cure primarie, sia a livello individuale, che familiare, che di gruppo, che comunitario. Tra questi interventi, potrebbe essere richiesta l’organizzazione e la gestione dell’assistenza psicologica primaria, perciò è importante anche imparare come gestire questo aspetto. Inoltre, è necessario essere preparati al lavoro con professionalità molto diverse, per cui sarebbe anche auspicabile la formazione, la discussione dei casi e il focus group con i medici di medicina generale. Non bisogna poi dimenticare che lo PCP deve essere promotore del benessere psicologico.
Insomma, lo psicologo in quest’ambito svolge un lavoro estremamente vario, sicuramente essenziale e delicato, che prevede perciò un training accurato e abbastanza lungo da permettere un adeguato apprendimento di tutti questi aspetti. Per la sua peculiarità e trasversalità, si ritiene che sia essenziale anche valutare un tirocinio formativo, che possa consolidare tutte queste conoscenze.
L’auspicio è che con l’andare avanti del lavoro legislativo, venga uniformata sia la definizione precisa della psicologia delle cure primarie, sia quella dello psicologo che decide di lavorarci, ma
soprattutto, che si definisca un training specifico.


Bibliografia di psicologia di cure primarie

  • Attà Negri A, Andreoli G., Carelli L., Fumagalli E., Paladino A., Zamin C., “Realizzare il modello biopsicosociale nelle cure primarie. Medico e psicologo insieme? L’opinione dei medici di medicina generale”, Rivista Società Italiana di Medicina Generale n. 6, vol. 26, 2019
  • Becchi M. A., Carulli N., Le basi scientifiche dell’approccio bio-psico-sociale. Indicazioni per l’acquisizione delle competenze mediche appropriate”, Internal and Emergency Medicine vol. 3, (ISSN 1970-9366), 2009
  • Bianco F., “Lo psicologo nelle cure primarie: dall’utenza alla realizzazione”, Tesi di Dottorato
  • Capitanio S., “Verso una Psicologia di Cure Primarie in Italia: progetto sperimentale di collaborazione fra medici di base e psicologi nell’UTAP di Carmignano di Brenta (PD)”, Tesi di Laurea Magistrale, 2012
  • Liuzzi M., “Per un progetto nazionale di psicologia di cure primarie”, Psicologia della Salute (ISSN 1721-0321, ISSNe 1972-5167), 2/2020 https://docplayer.it/6191631-Dal-sintomo-alla-persona-lo-psicologo-di-base-nello-studio-del-medico-di-medicina-generale-luigi-solano.html
  • https://www.giuntipsy.it/informazioni/notizie/lo-psicologo-di-base-e-la-psicologia-delle-cure-primarie
  • https://www.istitutoninotrapani.org/master-universitari/psicologo-di-base-e-counselling-sanitario/
  • https://www.psicologicureprimarie.it/corsi-professionali/corso-online-psicologia-cure-primarie.html

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Che tipi di intervento svolge lo psicologo delle cure primarie?

Che tipi di intervento svolge lo psicologo delle cure primarie?

A cura di Sara De Stefanis

Lo Psicologo delle Cure Primarie (PCP) svolge interventi in collaborazione con altre figure professionali, in particolare con i Medici di Medicina Generale (MMG), gli infermieri, operatori sociosanitari (OSS), psichiatri, psicoterapeuti. Le cure primarie sono un sistema centrato sui bisogni di salute della popolazione e non sulla necessità delle strutture sanitarie centralizzate (Liuzzi, 2016) pertanto tutti i modelli di cure primarie prevedono interventi pianificati e standardizzati, in quanto facenti parte di un piano di cura, dove intervengono più professionisti il cui obiettivo è migliorare la salute psicofisica dei pazienti.
Frequentemente sono gli MMG ad interfacciarsi per primi rispetto ai disturbi di tipo psicologico ed ormai è sempre più evidente quanto sia importante attuare una programmazione di percorsi assistenziali per la prevenzione, la gestione e la cura delle patologie croniche che più hanno impatto sul contesto sociale e sulla spesa sanitaria. Una riflessione generale sul ruolo e la funzione dello psicologo all’interno delle Cure Primarie (Liuzzi, 2010) ha messo in luce come un più appropriato accesso alle cure psicologiche si traduca con un incremento positivo degli esiti terapeutici. È stato evidenziato inoltre che la figura dello psicologo favorisce un miglioramento della comunicazione fra i diversi professionisti, aumentando anche la motivazione al lavoro di gruppo che a sua volta si traduce in gruppi di lavoro con strategie condivise e finalizzate alla cura delle persone.
Pertanto, è auspicabile che gli interventi dello PCP Psicologo delle Cure Primarie nei servizi di primo livello consistano in (Liuzzi, 2020):

  • realizzare e organizzare dei servizi di psicologia all’interno di servizi sanitari multidisciplinari
  • intercettare i disturbi psicologici della popolazione costituendo un filtro per i livelli di cure successivi (valutare il disagio psicologico facendo una prima diagnosi)
  • erogare trattamenti psicologici, come interventi psicoeducativi e terapie brevi, supporto psicologico, gruppi ecc.
  • lavorare in équipe con le altre figure professionali che si occupano del paziente preso in carico
  • organizzare e gestire l’assistenza psicologica decentrata
  • favorire la comunicazione sia all’interno del gruppo di lavoro del primo livello che tra questo e i servizi specialistici della salute mentale di secondo livello
  • organizzare visite dove medico e psicologo siano compresenti nell’ambulatorio in modo che la presa in carico diventi congiunta
  • monitorare gli esiti tramite strumenti di rilevazione standardizzati
  • attività di follow-up, di prevenzione e promozione stili di vita salutari.


Operativamente parlando lo PCP Psicologo delle Cure Primarie opererà con una variegata gamma di patologie psicologiche e differenti casistiche cliniche: pazienti con sintomi di depressione e ansia, persone che si trovano a dover affrontare momenti di vita stressanti, pazienti con problemi mentali collegati a patologie fisiche (preoccupazioni per la propria salute, stress collegato a recenti analisi o pratiche mediche invasive, disturbi psicologici derivanti da stati di malattia cronica), pazienti con disturbi mentali complessi e cronici non psicotici, disabilità, fobie, pazienti con disturbi in gravidanza (Bower and Gilbody, 2005).
All’interno del gruppo di lavoro lo PCP dovrà coordinare le riunioni d’équipe, la comunicazione tra i vari operatori sanitari e promuovere il lavoro di gruppo, aumentando così la sinergia del team.
In conclusione, gli interventi dello PCP psicologo delle cure primarie nei servizi sanitari di primo livello non consistono solamente nel lavoro clinico all’interno della propria stanza (lavoro fondamentale), ma richiedono capacità organizzative e di team working che permettano all’intero servizio di collaborare per la salute della popolazione.


Bibliografia di psicologia di cure primarie

  • Bower, P. and Gilbody, S. (2005) Stepped Care in Psychological Therapies: Access, Effectiveness and Efficiency— Narrative Literature Review. British Journal of Psychiatry, 186, 11-17.
  • Liuzzi, M. (2010). Psicologia di Cure Primarie. Concetti, metodi e ricerca clinica. Milano: CIS
  • Liuzzi, M. (2016). La psicologia nelle cure primarie. Clinica, modelli di intervento e buone pratiche. Torino: UTET
  • Liuzzi M., Per un progetto nazionale di psicologia di cure primarie, Psicologia della Salute (ISSN 1721-0321, ISSNe 1972-5167), 2/2020

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Psicologìa clìnica en atenciòn primaria: la experiencia en Asturias.

Psicología Clínica en Atención Primaria: la experiencia en Asturias
(Psicologia Clinica in Assistenza Primaria: l’esperienza nelle Asturie)
López, M. G., Alonso, N. L., Gómez, R. A., & Martínez, C. V. (2020).

La prevalenza elevata di disturbi mentali, nonché le difficoltà di gestione ad essi associate, è un problema ben noto in Assistenza Primaria. In Spagna, alcuni autori riferiscono che circa il 53,6%
delle persone che si recano al loro Centro di Assistenza Primaria presentano uno o più disturbi mentali
(Roca, et al., 2009) . Inoltre, gli ultimi dati pubblicati nel Principato delle Asturie evidenziano come il 26,22% della popolazione abbia consultato, per problemi psicologici o disturbi
mentali
, dove i problemi legati a sintomi ansiosi e depressivi erano i più frequenti, il centro dell’Assistenza Primaria (Fernandez, 2015) . Di questi, si stima che solo un 10% si è rivolto ai servizi di salute mentale evidenziando quindi come i servizi di assistenza primaria siano quelli che si occupano maggiormente di queste patologie.
I servizi di assistenza primaria rimangono la porta d’accesso al sistema di sanità pubblica; sono servizi spesso sovraccarichi e senza le risorse necessarie per affrontare una cura e presa in carico
bio-psico-sociale dei pazienti con disturbi mentali e diagnosi di disturbi emotivi comuni, come nel caso della depressione. D’altra parte, le principali linee guida di pratica clinica sulla gestione della depressione e dell’ansia pongono il trattamento psicologico come prima linea di trattamento e
l’implementazione di un modello di intervento a gradini come modello da seguire
, senza dimenticare la combinazione con strategie collaborative che consentono il coordinamento con cure
specialistiche. Questo approccio graduale consente una gestione efficiente delle risorse e implica la comprensione dell’assistenza sanitaria come un continuum di livelli di intervento che coinvolgono tecniche da meno a più intense e complesse a seconda delle condizioni e dell’evoluzione del paziente: l’intensità del trattamento è regolata secondo i bisogni del paziente e la gravità del disturbo.
Così, alterazioni lievi o moderate sarebbero sostenute da un primo livello di intervento, compatibile con i centri di Assistenza Primaria, mentre le alterazioni più complesse o quelle che non sono migliorate al primo livello di cure richiederebbero strategie terapeutiche di maggiore intensità fornite nei servizi di cura specializzati (López, Alonso, Gómez, & Martínez, 2020) .
Su questa linea, programmi come Improving Access to Psychological Therapy nel Regno Unito (NHS England, s.d.) hanno mostrato promettenti risultati nel trattamento psicologico di persone con ansia e/o depressione lieve o moderata, riportando tassi di miglioramento di circa il 66% della popolazione e tassi di recupero del 50,8% (Community and Mental Health team, 2017-18).

Altri Paesi, come i Paesi Bassi (Derksen, 2009) , la Norvegia (Knapstad, Nordgreen, & Smith, 2018) , il Cile (Scharager Goldenberg & Molina Aguayo, 2007) , la Nuova Zelanda (Lyons & Low,
2009) e gli Stati Uniti (Sullivan, et al., 2007) hanno optato per interventi psicologici basati su strategie di primo livello nell’intervento dei disturbi emotivi, trovando dalla loro parte risultati che
continuano a sostenere l’importanza della psicologia delle cure primarie.
In Spagna, negli ultimi anni c’è stato un crescente interesse per la figura dello psicologo clinico nelle cure primarie come metodo per fornire assistenza psicologica per i disturbi emotivi lievi-moderati in un contesto di cura di primo livello.
Per quanto riguarda l’assistenza nel sistema sanitario del Principato delle Asturie, nel marzo 2017, nelle aree sanitarie di Oviedo e Gijó, è stato condotto uno studio pilota sull’inclusione dello psicologo clinico nelle Cure Primarie (López, Alonso, Gómez, & Martínez, 2020) . Dopo questa esperienza pilota, sono state sviluppate nuove iniziative nel 2018 e 2019.
Un totale di 965 persone ha aderito al programma.
Dei pazienti assistiti, 373 (38,7%) sono stati dimessi a causa del miglioramento clinico, 190 (19,7%) hanno abbandonato il trattamento e 62 (6,4%) sono stati indirizzati alla salute mentale, 59 (6,1%) sono stati dimessi per altri motivi (per esempio, cambio di indirizzo) e 281 (29,1%) continuano il trattamento.

Per quanto riguarda il tipo di psicopatologia, la diagnosi più frequente è stata fatta nell’area dei disturbi d’ansia (32,2%), seguiti da disturbi dell’adattamento (21%), e disturbi depressivi (10,1%).
La forma più frequente di intervento è stata la terapia individuale (79,3%), seguita dalla terapia combinata individuale e familiare (12,5%) e dalla terapia familiare (12,5%).
I dati ottenuti mostrano un miglioramento significativo in tutte le variabili valutate (ansia, depressione e qualità della vita, quest’ultima in tutti i domini valutati).
Per quanto riguarda la soddisfazione dell’intervento, il 75,9% dei pazienti ha riferito di essere soddisfatto dell’intervento, 20,8% abbastanza soddisfatto e il 3,2% era normale. Nessun paziente ha indicato di essere poco o per niente soddisfatto dell’intervento.
Per quanto riguarda l’utilità, il 67,6% ha indicato di aver trovato l’intervento molto utile, mentre il 27,8% l’ha trovato abbastanza utile, il 4,2% lo trova normale e lo 0,5% non molto utile.
È degno di nota il fatto che solo una piccola percentuale dei pazienti assistiti dal programma ha effettuato l’accesso al livello successivo di cura (cure specialistiche – centro di salute mentale), ciò
potrebbe riflettere l’adeguatezza del trattamento nei servizi di assistenza primaria. Questo, a sua volta, favorisce l’alleggerimento dei centri di salute mentale e facilita un maggiore spazio per l’assistenza ai disturbi mentali gravi nei centri di cura specializzata, spesso saturi dai disturbi mentali comuni. Il tempo medio di attesa per la prima consultazione è stato di 7 giorni di calendario. A questo proposito va sottolineato che il tempo di attesa è influenzato anche da altre questioni al di fuori della pressione assistenziale, quali le preferenze orarie del paziente o l’assenza del passeggero per ferie o simili.
Si ritiene che questo sia un aspetto di particolare importanza, perché uno degli obiettivi è quello di fornire un’assistenza accessibile e rapida, caratterizzata dall’intervento precoce.
Poter iniziare il trattamento in modo rapido una volta che si manifestano i primi sintomi è sicuramente un aspetto cruciale di questo programma. Sulla stessa linea, il lavoro svolto è inquadrato all’interno di una breve terapia o intervento psicologico e nel caso dello studio pilota, si colloca in una media di 3 sedute, simile a quanto descritto in studi simili (Sánchez-Reales, Tornero-Gómez, Martín-Oviedo, Redondo-Jiménez, & del-Arco-Jódar, 2015) .
L’intervento breve e accessibile sono due dei pilastri su cui si basa il lavoro dello psicologo clinico nell’Assistenza Primaria. D’altra parte, e in modo simile a quanto riscontrato in studi precedenti
(Knapstad, Nordgreen, & Smith, 2018; Community and Mental Health team, 2017-18; Dath, Dong, Stewart, & Sables, 2014; Campbell‐Sills, et al., 2016), l’intervento psicologico per disturbi emotivi da lievi a moderati nell’Assistenza Primaria emerge come una scelta terapeutica altamente consigliabile.
Dall’esperienza dello studio pilota risulta come l’integrazione dello psicologo clinico nelle Cure Primarie faciliti la possibilità di sviluppare interventi multidisciplinari; la visione olistica del paziente, come entità indivisibile dell’ambiente che lo circonda, comporta necessariamente un
intervento bio-psico-sociale
. La figura dello psicologo clinico nell’Assistenza Primaria si costituisce come un membro in più all’interno di un gruppo interdisciplinare che promuove un’Assistenza Primaria integrata e integrale, e dove i vari professionisti si completano a vicenda permettendo un’attenzione che tenga conto delle diverse sfere che compongono la persona.
La psicologia clinica nell’Assistenza Primaria, dalla sua filosofia comunitaria, affronta la problematica clinica presente nelle persone, non solo dal punto di vista della psicopatologia ma anche dal punto di vista sociale, familiare e relazionale, favorendo il contatto e la ricerca delle
risorse delle persone nella propria comunità. La depatologizzazione e la demedicalizzazione dei problemi della vita quotidiana diventano anche un obiettivo prioritario che mira a migliorare la capacità delle persone di far fronte alle situazioni con la conseguente prevenzione di future psicopatologie
(López, Alonso, Gómez, & Martínez, 2020) .
In conclusione, i risultati ottenuti permettono di intravedere che l’integrazione dello psicologo clinico nell’Assistenza Primaria può comportare un miglioramento della qualità assistenziale dei
pazienti affetti da disturbi emotivi, offrendo trattamenti e interventi evidence-based raccomandati a livello internazionale, che rappresentano un’alternativa alla medicalizzazione. Infine, lo psicologo clinico nell’Assistenza Primaria può svolgere una funzione di collegamento tra diversi livelli sanitari, facilitando la continuità assistenziale e il collegamento tra i servizi di Assistenza Primaria e
cura specializzata.

Bibliografia di psicologia di cure primarie

  • Campbell‐Sills, L., Roy‐Byrne, P. P., Craske, M. G., Bystritsky, A., Sullivan, G., & Stein, M. B. (2016).
  • Improving outcomes for patients with medication‐resistant anxiety: Effects of collaborative care with cognitive behavioral therapy. Depression and anxiety, 12(33), 1099-1106.
  • Community and Mental Health team. (2017-18). Psychological Therapies, Annual report on the use of IAPT services – England.
  • Dath, S., Dong, C. Y., Stewart, M. W., & Sables, E. (2014). TABLE-A clinical psychologist in GP-Land: an evaluation of brief psychological interventions in primary care. Age, 30(18), 31-40.
  • Derksen, J. (2009). Primary care psychologists in the Netherlands: 30 years of experience. Professional Psychology: Research and Practice, 5(40), 493.
  • Fernandez, J. (2015). Plan de salud mental del Principado de Asturias 2015-2020. Oviedo: Consejería de Sanidad.
  • Knapstad, M., Nordgreen, T., & Smith, O. R. (2018). Prompt mental health care, the Norwegian version of IAPT: clinical outcomes and predictors of change in a multicenter cohort study. BMC psychiatry, 1(18), 1-16.
  • López, M. G., Alonso, N. L., Gómez, R. A., & Martínez, C. V. (2020). Psicología Clínica en Atención Primaria: la experiencia en Asturias. Medicina de Familia, 2(46), 101-106.
  • Lyons, R., & Low, P. (2009). Brief Psychological Therapy in Primary Care: The Psychologist’s Challenge.
  • New Zealand Journal of Psychology, 1(38).
  • NHS England. (s.d.). Adult Improving Access to Psychological Therapies programme. Tratto da https://www.england.nhs.uk/mental-health/adults/iapt/.
  • Roca, M., Gili, M., Garcia-Garcia, M., Salva, J., Vives, M., Campayo, J. G., & Comas, A. (2009). Prevalence and comorbidity of common mental disorders in primary care. Journal of affective disorders, 1-3(119), 52-58.
  • Sánchez-Reales, S., Tornero-Gómez, M. J., Martín-Oviedo, P., Redondo-Jiménez, M., & del-Arco-Jódar, R. (2015). Psicología clínica en atención primaria: descripción de un año de asistencia. SEMERGEN-
  • Medicina de Familia, 5(41), 254-260.
  • Scharager Goldenberg, J., & Molina Aguayo, M. L. (2007). El trabajo de los psicólogos en los centros de
  • atención primaria del sistema público de salud en Chile. Revista Panamericana de Salud
  • Pública(22), 149-159.
  • Sullivan, G., Craske, M. G., Sherbourne, C., Edlund, M. J., Rose, R. D., Golinelli, D., & Roy-Byrne, P. P. (2007). Design of the Coordinated Anxiety Learning and Management (CALM) study: innovations in collaborative care for anxiety disorders. General hospital psychiatry, 5(29), 379-387.

Se sei un professionista sanitario interessato allo sviluppo di un sistema di cure primarie in Italia, o più semplicemente desideri ricevere informazioni ed aggiornamenti chiari e precisi sulla questione, allora iscriviti alla Sipcp: l’iscrizione ti garantirà di ricevere un aggiornamento sistematico su temi ed argomenti relativi alle cure primarie, di costruire relazioni professionali che condividono il medesimo interesse e di partecipare alla vita associativa attraverso eventi, convegni e congressi. Se inoltre senti il desiderio di partecipare attivamente alla crescita dell’associazione, troverai disponibilità nei gruppi di lavoro operativi.

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L’impatto psicologico del Covid-19 sulla popolazione: analisi descrittiva delle problematiche psicologiche lockdown correlate

L’impatto psicologico del Covid-19 sulla popolazione

L’11 marzo 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che, a causa della velocità e della dimensione del contagio, il focolaio internazionale di infezione da Coronavirus SARS-COV 2 può essere considerato una pandemia a tutti gli effetti (OMS,
2020).
Data l’entità delle vittime e delle problematiche correlate che sono emerse, il fenomeno è stato fatto rientrare all’interno della classificazione delle maxi-emergenze (Pietrantoni et al. 2008; Caviglia, Felaco et al. 2012), ovvero quegli eventi imprevedibili e dannosi che destabilizzano il normale ordine delle cose e provocano ingenti vittime.
La psicologia delle emergenze, con i suoi interventi sul campo e non, si occupa per l’appunto di supportare le persone nelle situazioni di forte criticità; con il termine vittime non si considerano solamente coloro che sono direttamente coinvolti nel disastro, ovvero le vittime primarie, ma si fa riferimento anche ai familiari di coloro che sono stati direttamente toccati dall’evento (vittime secondarie) e tutti i soccorritori insieme all’intera
comunità (vittime terziarie o vicarie) (Pietrantoni, Prati & Palestini, 2008; Sbattella & Tettamanzi, 2013; Caviglia, Felaco & Nardiello, 2012).
Siccome il Covid-19 ha provocato profonde ripercussioni nella sfera psicologica e sociale delle persone (Burioni, 2020; Gritti, 2020; Gritti et al., 2020) occorre sottolineare come il supporto alla popolazione, inteso sia come supporto collettivo che individuale, può essere considerato un utile strumento per contenere e/o contrastare l’insorgenza di psicopatologie stress-correlate (Caviglia et al., 2021; Pietrantoni et al., 2008; American Psychiatric Association, 2013; ICD-10, 1994).
A tal proposito sono state effettuate delle ricerche in Cina (Yao, Chen & Xu 2020; Li e coll.,2020; Codagnone & Gomez, 2020) dalle quali emerge che le dinamiche conseguenziali all’emergenza comprendono: stati d’ansia generalizzati, attacchi di panico, difficoltà nel sonno e slatentizzazione di problematiche pregresse (Wang e coll., 2020; Wang e coll., 2020b); tali risultati sono in linea con quanto presente nella letteratura sull’intervento
psicologico nella maxi-emergenza (War Trauma Foundation, 2010).
Numerosi studiosi si sono occupati di approfondire ed elaborare teorie relative lo Stress e le sue conseguenti reazioni; sintetizzando brevemente il concetto si può dire che: nel
momento in cui una persona percepisce una minaccia passa da un primo stato di attivazione ad uno di freezing
(Porges, 2018). Nelle situazioni traumatiche o di Stress Cronico il sistema nervoso autonomo è impegnato ad attivare meccanismi di difesa, i quali, a lungo andare, potrebbero essere dannosi per la salute psicofisica, in quanto viene
a mancare un equilibrio tra i diversi circuiti del Sistema Nervoso Autonomo
(Porges, 2018).
Sulla base di quanto detto sin ora, la ricerca intervento effettuata da un gruppo di psicologi, operanti prevalentemente nella provincia di Salerno e provincie limitrofe, ha avuto due obiettivi principali: supportare la popolazione, dato il periodo delicato di emergenza pandemica, e monitorare, in termini epidemiologici, l’evoluzione della psicopatologia dall’inizio del lockdown alla fase successive di allentamento.
Il metodo che è stato utilizzato prevedeva fa formazione di un tavolo tecnico, composto da 40 psicologi e psicoterapeuti di diverso orientamento (alcuni specializzati in psicologia delle emergenze e altri in EMDR), i quali offrivano supporto alla popolazione attraverso
uno sportello d’ascolto telematico; tale supporto, che faceva riferimento ad un protocollo costruito ad hoc, aveva una durata di 15-30 minuti, allo scopo di contenere e mitigare la tensione e lo stress attraverso la condivisione del proprio vissuto emergenziale e di ridurre il senso di isolamento (Tabucco et al., 2007).
Il protocollo che è stato utilizzato era così composto:

  • Presentazione del professionista e del setting telematico.
  • Indagine socio-epidemiologica ed esplorativa.
  • Supporto psicologico finalizzato alla normalizzazione delle emozioni.
  • Rafforzamento delle risorse personali ed invito a tornare ad una più regolare organizzazione della routine quotidiana.
  • Conclusione della telefonata (con possibilità di richiamare con un massimo di tre telefonate)
  • Compilazione, da parte del professionista, di una scheda per annotare tutti i sintomi e gli stati psichici emersi durante il colloquio nel rispetto
    dell’anonimato (Frati, 2004; Zucconi, 2002).

I dati che sono emersi riportano quanto segue: complessivamente hanno avuto accesso allo sportello d’ascolto telematico 112 persone (di cui 71% donne e 29% uomini), per un
totale di 142 chiamate. Il 66% delle telefonate è avvenuto durante la prima metà della fase 1, ovvero dal 18 marzo all’8 aprile 2020).
I principali sintomi emersi dalle telefonate sono stati: ansia, paura di essere contagiati, stato di allarme, palpitazioni e vertigini (55,36%); problematiche e difficoltà relazionali
(10,7%); senso di solitudine (8,4%); sintomatologia correlata all’umore (7,14%);
riattivazione di disturbi preesistenti (6,25%); senso di impotenza rispetto agli eventi e pensieri ossessivi (4,46%); disturbi del sonno (0,89).

Questi risultati, oltre a confermare le ricerche effettuate in Cina citate in precedenza (Wang e coll., 2020; Li e coll., 2020; Codagnone & Gomez, 2020), avvalorano anche le teorie secondo cui la percezione di un’eventuale minaccia per la propria vita, o per quella dei propri cari, come può essere il Covid-19, può connotarsi in un vero e proprio trauma psichico (Farma, 2016).

Sulla base di ciò si può infine ipotizzare che l’esperienza mondiale del Covid-19 sia diventata, per la popolazione mondiale, uno Stressor significativo che ha minacciato la sopravvivenza dell’individuo e della collettività, attivando in ciascuno delle specifiche risposte psico-fisiologiche.

Autori dell’articolo “L’impatto psicologico del Covid-19 sulla popolazione: analisi descrittiva delle problematiche psicologiche lockdown correlate” pubblicato sul Journal of
Psychosocial Systems
(novembre 2020): Dominique D’ambrosi, Raffaella Marciano, Adelaide Paolucci, Pietro Crescenzo, Ivana Ferrara, Assunta Maiorino

Bibliografia di psicologia di cure primarie

  • Adler A. (1934), Physical manifestations of psychic disturbances, in Ansbacher, H. L., Ansbacher, R. R. (a cura di), Superiority and Social Interest, tr. It. Aspirazione alla superiorità e sentimento comunitario. Edizioni Universitarie Romane, Roma (2008).
  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition, DSM-5. Arlington, VA.
  • Burioni R. (2020). Coronavirus: conseguenze sulla salute mentale dell’epidemia covid-19. Medical Facts di Roberto Burioni
  • Chetta G. (2008). Stress e Benessere. Educazione mentale nell’ambito della psico-neuro-endocrino-immunologia.
  • Codagne C. e Gomez C. (2020). Study on the effects of Covid 19 and lockdown in Italy, Spain, and United Kingdom.
  • Caviglia G., Felaco R. e Nardiello D. (2012). Psicologi nelle emergenze. L’operatività nei diversi tempi della catastrofe. Liguori.
  • Caviglia G., Felaco R. e Nardiello D. (2009). Le dinamiche psicologiche nelle emergenze. Napoli: Idelson-Gnocchi.
  • Crescenzo P. (2017). Lo stress dell’insegnante: burnout, stress e personalità nei docenti delle scuole superiori. Università degli studi di Salerno: Fisciano.
  • Cusano M. (2002). Reazioni psicologiche nelle situazioni di crisi. In Lo Iacono Troiano (2002). Psicologia dell’Emergenza. Editori Riuniti.
  • Cuzzolaro M. e Frighi L. (1998). Reazioni umane alle catastrofi. Gangemi editore, Roma.
  • Dana D. (2018). La teoria Polivagale nella Terapia. Prendere parte al ritmo della regolazione. Giovanni Fioriti Editore.
  • G. Everly, D.J. Barnett e J.M. Links (2012). The Johns Hopkins model of psychological first aid (RAPID-PFA): curriculum development and content validation. Article in International journal of emergency mental health 14(2): 95-103. January 2012 with 1, 156 Reads.
  • Farma T. (2016). Maxi emergenza nelle calamità e trauma psichico. Neurobiologia del trauma. Milano.
  • Fontanari P., Gori V. e Corsini I. (2003). Le maxiemergenze, versione online sul sito della protezione civile della regione Piemonte, 28 febbraio.
  • Frati F. (2004). Il segnreto professionale la privacy del consendo informato nell’attività sanitaria degli psicologi italiani. Bollettino d’informazione dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna n. 3 Anni IX dell’agosto 2004.
  • Gritti P. (2020). Family Systems in the Era of Covid-19: from openness to quarantine. JPS, 4 (1), 1-5.
  • Gritti A., Salvati T., Russo K. E Catone G. (2020). Covid-19 pandemic: a note for psychiatrists and psychologistos, JPS, 4(1), 63-77.

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Psicologia delle cure primarie: modelli operativi di intervento

Psicologia delle cure primarie: modelli operativi di intervento

A cura di Emanuela Di Pietro

Nelle cure primarie è particolarmente importante l’individuazione di modelli elaborati, diversificati, tempestivi ed efficaci e nel trattamento del disagio psicologico.
Caratteristiche principali e trasversali a tali interventi sono, secondo Haley (1999), competenza e flessibilità dello psicologo nella capacità di adattare l’intervento proposto al tipo di disagio espresso dai pazienti e al contesto delle cure primarie.
Principali modelli operativi

  1. Modello dell’invio: la collaborazione medico-psicologo nel Regno Unito
    Sviluppato, dai coniugi Balint (1961) nel Regno Unito, il modello dell’invio vedeva, in origine, la figura dello psicologo come collaboratore del medico di famiglia, che, a seguito di una diagnosi di disturbo psicologico, inviava il paziente allo psicologo. Quest’ultimo, raramente presente nell’ambulatorio medico, operava nel suo studio ed era l’unico titolare del trattamento.
    Nel tempo, la crescente domanda di intervento, da un lato e il bisogno di contenere i costi dall’altro, ha richiesto un’evoluzione del modello formulato dai coniugi Balint, con l’obiettivo di inserire l’intervento
    psicologico di collaborazione all’interno di un sistema organizzativo più complesso e strutturato.
    Uno tra gli esiti di tale modifica è il servizio di Primary care Counselling, ideato da Cardiff nel 2000. Questo
    prevedeva l’inserimento di un servizio psicologico di counselling che proponeva agli assistiti terapie psicologiche secondo alcuni punti cardine:
  • erogazione di interventi psicologici evidence-based;
  • miglioramento nell’integrazione tra i servizi di salute mentale primari e secondari;
  • chiare linee guida per l’invio dei pazienti;
  • erogazione di un servizio di supporto strutturato e breve;
  • valutazione e audit del servizio erogato.
    Tali interventi furono presto affiancati dalla costruzione di un approfondito sistema di valutazione basato su:
  • un questionario atto ad indagare le aree del benessere soggettivo, la sintomatologia ed il
    funzionamento sociale del paziente prima e dopo l’intervento;
  • valutazione della qualità della vita da parte del paziente;
  • valutazione da parte del medico dei possibili benefici dell’intervento;
  • questionario di opinione del paziente;
  • questionario di opinione da parte del medico rispetto al processo di invio, problemi pratici,
    soddisfazione e valutazione degli esiti.
    Il 74% dei pazienti riportava di aver riscontrato un miglioramento e il 98% affermava che avrebbe
    consultato uno psicologo in caso di necessità.
    Il modello britannico di collaborazione basato sull’invio ha, successivamente, subito alcune integrazioni, tra
    le quali, l’introduzione del programma IAPT (Improving Access to Psychological Therapies), con l’obiettivo
    di allargare l’offerta di terapie psicologiche disponibili all’interno delle cure primarie.

La finalità principale del programma era quella di erogare interventi psicologici all’interno di un team multidisciplinare, che vedeva un maggiore coinvolgimento del medico di famiglia e che fosse in grado di
trattare disturbi psicologici comuni operando una differenziazione tra terapie a bassa intensità (massimo 6 sedute) e terapie ad alta intensità (da 12 a 20 sedute).

  1. Il modello consultation-liason e generalista
    I modelli consultation-liason e generalista hanno come focus principale la costruzione, da parte dello psicologo, di interventi di supporto al medico di famiglia e al personale sanitario che opera con pazienti affetti da disturbi mentali. La ratio di tali modelli consiste nella necessità del personale medico di essere formato sul trattamento di pazienti complessi in cui viene rilevata una comorbidità tra patologie organiche e disturbi psicologici.
    Il modello consultation-liason nasce in psichiatria (psichiatra di consultazione-collegamento) e si propone di fornire supporto e consulenza al medico riguardo le diverse condizioni psicologiche dei pazienti e i relativi trattamenti efficaci, di offrire supervisione e assistenza al medico nella gestione dei pazienti e di erogare trattamenti ai pazienti afferenti allo studio medico.
    Il modello dello psicologo generalista vede lo psicologo come una figura generalista che offre supporto al medico e che, al contempo, sviluppa per i pazienti, interventi di prevenzione e promozione della salute atte a potenziare l’empowerment personale e sviluppare progetti di vita focalizzati sul benessere individuale.
    Caratteristiche principali di tale intervento sono semplicità ed estensione, si tratta infatti di interventi brevi, semplici e che mirano a raggiungere la maggior parte della popolazione. In tale contesto, incentrato sul modello biopsicosociale, lo psicologo effettua principalmente interventi di tipo collettivo, e comunitario, orientando gli assistiti verso un percorso di cura e rimandando ad uno specialista il trattamento legato alla risoluzione dei sintomi.
  2. Il modello stepped care
    Si tratta di un modello organizzativo complesso che ha come focus principale, la stratificazione degli interventi psicologici in relazione al livello di severità della sintomatologia rilevata nel paziente. Prevede che lo psicologo delle cure primarie proponga interventi con differenti livelli di intensità. All’interno del modello stepped care, gli interventi vengono monitorati in modo standardizzato e possono essere implementati con gli ulteriori livelli di intervento, in relazione alla valutazione del terapeuta, l’accordo con il paziente e la disponibilità all’interno del servizio.
    Caratteristiche principali di tale modello sono:
  • rapida valutazione del disagio psicologico;
  • proposta al paziente dell’intervento meno invasivo e meno intenso possibile in relazione alla severità del disturbo;
  • monitoraggio costante e oggettivo dell’intervento;
  • flessibilità nel modificare il livello di intervento in base alla necessità del paziente;
  • costante supervisione clinica e organizzativa.

Tale modello si è diffuso in Scozia, dove è stato ideato il modello “STEPS” che ne mantiene le caratteristiche di base, estesosi poi in tutto il UK dove è stato ampliato con il “servizio intermedio di
psicologia” indirizzato ai pazienti i cui bisogni si collocano tra le cure primarie e i servizi specialistici.

  1. Il modello di cura collaborativa
    Il modello di cura collaborativa si sviluppa a partire da alcuni interventi di cura integrata sviluppati dalla Kaiser Permanente, un’organizzazione privata statunitense che negli anni 60 osservò, in base ai risultati di alcune ricerche, che l’inserimento della figura dello psicologo a supporto di alcuni pazienti somatizzanti aveva ridotto, in 5 anni, i costi sanitari del 62%.
    La caratteristica principale di tale modello consiste nel fatto che lo psicologo non è un consulente a supporto del medico né la figura al quale vengono inviati i pazienti con disturbi psicologici, ma interviene come parte fondamentale del processo di cura del paziente, lavorando a stretto contatto con il medico divenendo parte integrata dello staff dell’ambulatorio.
    Punti chiave del modello di collaborative care:
  • presenza di clinici specializzati in psicologia delle cure primarie che operano in stretta
    collaborazione con i medici;
  • co-locazione di servizi specialistici in ambulatori di cure primarie;
  • adozione di strategie di intervento mirate e focalizzate su patologie specifiche;
  • procedure efficaci di invio a servizi specialistici di salute mentale.
    Secondo Kates e collaboratori (2011), gli interventi di tipo collaborativo, dovrebbero inoltre essere
    accomunati da alcune caratteristiche:
  • esistenza di processi di comunicazione integrati tra i professionisti, paziente e operatori coinvolti nel
    progetto;
  • dialogo continuo e reciproco tra le figure sanitarie coinvolte;
  • coordinamento dei percorsi terapeutici e formazione comune;
  • co-locazione dei professionisti;
  • attività di integrazione costante dei percorsi di cura;
  • mantenimento di contatti personali;
  • esistenza di sentimenti di reciproca fiducia rispetto al contributo di ogni figura professionale;
  • adozione di interventi evidence-based;
  • flessibilità rispetto ai bisogni espressi al paziente e dalle famiglie;
  • modulazione degli interventi rispetto alle risorse sociali ed economiche del paziente;
  • responsività rispetto alle risorse disponibili nella comunità.
    Il modello collaborativo si è ampiamente sviluppato negli Stati Uniti attraverso varie iniziative, quali ad esempio: il progetto PPACA (Patient Protection and ffordable Care Azct) noto come Obamacare, il Group Healt Cooperative di Seattle, il Cambridge Healt Alliance della Harvad Medical School.
    Una nuova versione del modello collaborativo è stata ideata nel 2001 da Strosahi che propone un modello integrato di cure collaborative-stepper care, all’interno del quale vengono delineati due differenti approcci organizzativi: il modello di integrazione orizzontale e il modello di integrazione verticale. Il primo, in linea con il modello generalista, punta all’adozione di un numero considerevole di interventi brevi e a bassa intensità, mira a raggiungere un numero massiccio di persone e punta a migliorare la gestione del proprio stato di salute e del benessere psico-fisico. Il modello di collaborazione verticale invece consiste nel proporre, accanto ad interventi di tipo collaborativo e generalista, un percorso terapeutico specializzato e focalizzato su particolari patologie, offrendo gli interventi evidence-based più efficaci in relazione allo specifico disturbo manifestato dal paziente. Tra gli esempi di attuazione di tale modello si annoverano: il “The Depressive Iniziative” in Olanda e i “Salud Family Healt Centres” in Colorado.

Sebbene le ricerche abbiano messo in luce numerosi risultati positivi, in termini di efficienza ed efficacia, dei vari modelli di collaborazione dello psicologo all’interno delle cure primarie, sono stati espressi molti dubbi in merito, uno tra i quali è relativo all’efficacia degli interventi brevi nel trattamento di patologie complesse. Ciononostante, gli interventi sono stati molto apprezzati dai medici di famiglia, che hanno riferito di essersi sentiti sgravanti dal trattamento della componente legata al disagio psicologico nella gestione del paziente. Tali modelli, oggi in crescita, necessitano di continui percorsi di training e supervisione per poter essere attuati con efficacia e successo.

Fonte: La psicologia nelle cure primarie, Michele Liuzzi, Mulino, 2016.

Bibliografia di psicologia di cure primarie

  • Balint, M. 1961 Psychoterapeutic techniques in medicine, London, Tavistock Publication; trad. it. Tecniche psicoterapiche in medicina, Torino, Einaudi.
  • Haley, W. 1999 Psychotherapy with older adults in primary care medical settings, in «JCLP/In session: Psychotherapy in Practice», vol. 55(8), pp. 991-1004.
  • Liuzzi, M. 2016 La psicologia nelle cure primarie, Mulino.
  • Kates, N., Mazowita, G. e Lemire, F. et al. 2011 The Evolution of Collaborative Mental Health Care in Canada: A Shared Vision for the Future, in «The Canadian Journal of Psychiatry», vol. 56, n. 5.

Se sei un professionista sanitario interessato allo sviluppo di un sistema di cure primarie in Italia, o più semplicemente desideri ricevere informazioni ed aggiornamenti chiari e precisi sulla questione, allora iscriviti alla Sipcp: l’iscrizione ti garantirà di ricevere un aggiornamento sistematico su temi ed argomenti relativi alle cure primarie, di costruire relazioni professionali che condividono il medesimo interesse e di partecipare alla vita associativa attraverso eventi, convegni e congressi. Se inoltre senti il desiderio di partecipare attivamente alla crescita dell’associazione, troverai disponibilità nei gruppi di lavoro operativi.

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Psicologia di cure primarie in Piemonte: caratteristiche e progetti

Psicologia di cure primarie in Piemonte

Pionierismo e disomogeneità sono le parole chiave che sintetizzano le caratteristiche dei progetti di psicologia di cure primarie in Piemonte.
Il documento pubblicato dall´ARESS (Agenzia Regionale per i Servizi Sanitari) nel 2013 analizzava le tre esperienze condotte allora in Piemonte e presenti nelle aziende sanitarie ASL TO1,
ASL TO3, ASL TO5.
Nel territorio dell’ASL TO1 si è trattato di una sperimentazione di quasi due anni nel biennio 2010/2011 presso gli ambulatori di un gruppo di Cure Primarie, costituita da 6 medici di medicina
generale
. La modalità di accesso dei pazienti prevedeva la via diretta presso la sede su invio dei MMG o per via telefonica o e-mail, tramite il servizio Psicologi in Linea del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL. Dipartimento che in collaborazione con il Servizio di Psicologia Clinica del Dipartimento di Neuroscienze e Salute Mentale dell’allora AOU San Giovanni Battista di Torino ha gestito il servizio offrendo: consulenze psichiatriche, consulenze psicologiche, percorsi di consultazione psicologica, interventi psicologici su focus problematici, informazioni e consulenze sulla Salute Mentale per via telefonica e telematica (via e-mail), visite domiciliari e discussioni su casi clinici con i MMG.

Presso l’ASL TO3, il progetto è stato deliberato a fine del 2011 dal Direttore Generale dell’ASL inprosecuzione nella sperimentazione regionale (DGR 57 del 17/11/08) presso gli ambulatori della
medicina di gruppo di Borgaretto (TO)
. I pazienti potevano accedere direttamente, previo appuntamento telefonico con la segreteria, secondo criteri di inclusioni concordati nel protocollo di
intesa siglato da S.C. di Psicologia e Medicina di gruppo. I servizi offerti sono stati: interventi di consulenza al MMG, di consultazione psicologica e/o psicoterapia breve per i pazienti, di indirizzo verso i servizi del territorio più appropriati al caso; per la casistica dell’età evolutiva: consulenza al pediatra, colloqui di orientamento ai servizi del territorio, o consulenze specifiche volte ai genitori
in merito a difficoltà psicologiche e familiari. Inoltre, si svolgevano incontri di équipe a cadenza bimensile con l’obiettivo di discutere i casi in comune e verificare le modalità organizzative e gestionali di integrazione
.
All’inizio del 2020 l’Asl To3 e l’Istituto Universitario Salesiano di Torino (IUSTO) hanno siglato un accordo di collaborazione di 5 anni per sperimentare di un servizio di Psicologia all’interno delle Case della Salute. Il progetto finanziato dalla Compagnia di San Paolo, si sviluppa presso le Case della Salute di Beinasco, Collegno, Cumiana, Pianezza e Vigone, che prevedono la presenza stabile di medici di base e pediatri. IUSTO mette a disposizione psicologi e tirocinanti post-laurea (in
Psicologia clinica e di comunità e in Psicologia del lavoro, delle organizzazioni e della comunicazione), dottorandi di ricerca ed educatori; gli operatori avranno inoltre il compito di studiare l’esito degli interventi e dei processi di cura effettuati, analizzando l’adeguatezza e lo sviluppo dei modelli organizzativi in relazione ai bisogni di salute.

Presso l’ASL TO5 l’avvio del progetto risale al 2007, quando presso locali messi a disposizione dal Comune, un gruppo di 6 medici di medicina generale di La Loggia (TO) ha costituito un Gruppo di Cure Primarie che vedeva il coinvolgimento anche del Servizio di Psicologia, del Consultorio Familiare, svariati altri professionisti sanitari e l’assistente sociale del consorzio. L’accesso avveniva per via indiretta, dopo la segnalazione ed il confronto tra il MMG che rilevava il bisogno e lo psicologo che avrebbe preso in carico il paziente; il paziente veniva contattato direttamente dallo psicologo che al termine della consultazione riferiva un feedback al medico inviante. Inoltre, lo psicologo partecipava periodicamente agli incontri di équipe dei MMG per discutere dell’andamento degli interventi, dei casi complessi e dell’adeguatezza degli invii, secondo un modello di consultation-liason. Tale organizzazione è stata poi formalizzata tramite Delibera n°465
del 14/4/2008 dell’ASL TO5 e Delibera n° 34 del 18/03/2010 del 13 Comune di La Loggia.
Nel 2014, nonostante i fondi regionali previsti dalla delibera non venissero più erogati, il Gruppo di Cure Primarie manifestava la volontà di proseguire il servizio.

Si possono segnalare altre esperienze, tra cui un progetto-pilota di intervento di PCP avviato nel 2012 secondo il modello della cura collaborativa tra alcuni ambulatori di medicina di gruppo e l’Asl TO2, per fornire un servizio attraverso il modello stepped care. Questo modello di integrazione prevedeva il coordinamento e la cooperazione di diverse figure professionali in team multi-professionale: un medico di famiglia, uno psichiatra, uno psicologo ed un infermiere o un educatore
esperto o formato sulla depressione
, il quale aveva il compito di valutare i sintomi e svolgere interventi educativi sui pazienti. Lo psicologo era coinvolto in alcune visite congiunte con il MMG anche con finalità diagnostica, interventi individuali con il paziente sulla crisi, interventi a bassa intensità ed interventi ad alta intensità, interventi di gruppo psicosociali e psicoeducativi.

Nell’ASL di CN1 all’interno del Servizio di Psicologia e Psicopatologia dello sviluppo è attivo uno sportello di cure primarie a cui si accede tramite impegnativa del MMG, ma di cui si trovano poche informazioni in letteratura.
Un’altra delle esperienze piemontesi è quella della Struttura operativa complessa (SOC) di Psicologia Clinica dell’ASL di Asti in cui è stato applicato un modello di cura a più livelli (stepped
care
) e a diversi livelli di concentrazione di competenze (hub and spoke) (Liuzzi 2010). Il modello astigiano prevede tre livelli di intervento in progressione.

Il primo livello di intervento svolto dall’Unità di Individuazione e Valutazione di Disturbi Psicologici (UIV), entra tempestivamente in contatto con il paziente, valuta la gravità del suo disturbo e lo invia al tipo di intervento per esso più adeguato. Questa unità esegue anche interventi brevi focalizzati e di supporto di gruppo. Coordina inoltre i percorsi dei pazienti che necessitano di un’assistenza continuativa nel tempo sempre all’interno delle Cure Primarie per stimolare il paziente ad una conoscenza maggiore rispetto al proprio disagio psicologico e a sviluppare percorsi di empowerment personale. La seconda unità operativa, denominata Unità Intermediaria di Intervento di Psicologia di Cure Primarie (UII), svolge la funzione di intermediario tra il primo livello di Psicologia delle Cure Primarie e i servizi specialistici.

Una delle esperienze piemontesi più recenti (deliberazione del 9/5/18) è inoltre quella del Centro Clinico-Psicologico di Cure Primarie dell’ASL TO4, in collaborazione con l’APAP (Associazione per lo studio della Psicologia Analitica e dello psicodramma junghiano), la gestione è affidata alla S.S. di Psicologia della Salute degli Adulti dell’ASL TO4 e all’IPAP (Istituto di Psicologia Analitica e Psicodramma) in coordinamento con la rete territoriale dei Medici di Medicina Generale (MMG).
Il servizio è erogato da Psicologi specializzandi e psicoterapeuti neo-specializzati.
La valutazione dei risultati clinici e l’analisi costo-efficacia degli interventi del Centro Clinico-Psicologico di Cure Primarie è delegata allo IUSTO.
Il progetto del Centro Clinico-Psicologico ha come modello l’approccio dell’Assistenza Integrata di Comunità; l’utente può accedere su invio dei MMG oppure di altri Servizi Sanitari territoriali, quali i Centri di Salute Mentale (CSM), i Consultori familiari, le Strutture di Psicologia Ospedaliera e la S.S. di Psicologia della Salute Adulti. Il Centro di Cure Primarie offre inoltre una attività di sostegno psicologico ai caregiver familiari, in affiancamento alle attività dall’Ambulatorio sulle patologie organiche a Elevato Carico Emozionale (ECE) dell’ASL. La sede è presso il Poliambulatorio “Comunità” di Ivrea nei locali della S.S. di Psicologia della Salute Adulti.

Da questa rapida carrellata di esperienze si evince dunque una grande energia di sperimentazione e di risposta professionale al bisogno di cura della popolazione ma anche una notevole difformità per modello di riferimento, servizio erogato, modalità di accesso alle cure, ubicazione del servizio, coinvolgimento dei partner e visibilità. Rischiando di far venire meno gli elementi fondamentali: prossimità, estensività, equità nell’assistenza e nell’accesso alle cure, integrazione tra attività sanitaria e sociale, valutazione delle attività e dei risultati di salute.
Negli anni si sono prodotte idee e osservazioni interessanti, è vivo il confronto nella comunità professionale e lo scambio con la rete dei MMG, quello che sembra mancare è una costante determinazione del servizio sanitario regionale nel suo complesso ad imprimere energia ai progetti in essere, esprimendo una chiara volontà di intervento organico e di reale presa in carico del problema del disagio psicologico nelle cure primarie.

Bibliografia di psicologia di cure primarie

● Liuzzi, M. (2010). Psicologia di Cure Primarie. Concetti, metodi e ricerca clinica. Milano: CIS
● Liuzzi, M. (2016). La psicologia nelle cure primarie. Clinica, modelli di intervento e buone pratiche. Torino: UTET
● Liuzzi, M. (2020). Per un progetto nazionale di Psicologia di cure primarie. Psicologia della salute. Quadrimestrale di psicologia e scienze della salute, 2:158-175.
● Indirizzi e raccomandazioni per l’implementazione dell’assistenza psicologica nelle cure primarie nella rete sanitaria territoriale del Piemonte, Scheda P.A.S. 2012 – n. 4.1.7 A.Re.S.S
https://www.ordinepsicologi.piemonte.it/Default.aspx?PageID=19725056&A=SearchResult
&SearchID=1859119&ObjectID=19725056&ObjectType=1
http://www.ipap-jung.eu/?page_id=4291
http://www.ipap-jung.eu/?page_id=5679
https://www.quotidianosanita.it/piemonte/articolo.php?articolo_id=24663

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https://www.aslto3.piemonte.it/accordo-tra-asl-to3-e-iusto-parte-il-servizio-di-psicologia-nelle-case-della-salute/#more-2953http://www.aslcn1.it/assistenza-territoriale/salute-mentale/psicologia/http://www.torinomedica.org/torinomedica/cure-primarie-ora-o-mai-piu/
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Costo-efficacia della psicologia di cure primarie

Costo-efficacia della psicologia di cure primarie

È la comunità che definisce i criteri e i golden standards dei modelli di salute e di malattia. Ciò che oggigiorno è ritenuto valido dal punto di vista della salute, non sempre alcuni anni fa godeva
della stessa considerazione, come ad esempio la vicenda della demedicalizzazione dell’omosessualità. I criteri vengono definiti dalla comunità attraverso la partecipazione e la discussione politica, il porre questioni e l’argomentare in modo strutturato, l’organizzazione di dibattiti e discussioni sulle scelte dei modelli di salute, e sulle conseguenti decisioni in materia di
politiche sanitarie e di investimenti in sanità
: tutte queste azioni sono già di per sé elementi portatori di buona salute, in quanto riducono mortalità e patologie grazie al loro esercitare forti pressioni sulle autorità per avere servizi sanitari di buona qualità.
La spesa sanitaria cresce soprattutto per quattro motivi: 1) i cambiamenti demografici avvenuti, con il relativo aumento di domanda di servizi; 2) il progresso scientifico e tecnologico realizzato in quasi tutti i settori sanitari; 3) la crescita dei costi di produzione sanitari per effetto della maggiore incidenza del fattore lavoro, fattore non sostituibile nei servizi alla persona; 4) l’allargamento della nozione di salute nella popolazione. L’insieme degli elementi che compongono questo quadro rende
evidente il fatto che la crescita della spesa sia destinata a perdurare.

Le scelte di investimento in sanità spesso si fondano su decisioni politiche ed etiche, che, quando va bene, vengono corroborate da esperienze e buone pratiche sia di salute che in campo economico.
Lo stesso succede per le considerazioni economiche ed i relativi investimenti da realizzare rispetto alla psicologia di cure primarie.
La scelta di investire nella PCP sovente si scontra con alcuni concetti profondamente radicati e influenzanti l’opinione pubblica e i decisori politici, concetti che ostacolano in misure
considerevole l’approccio PCP. Alla base vi è un modello di sistema sanitario nel quale le cure mediche ad alto contenuto tecnologico/strumentale vanno promosse e rese efficienti, soprattutto attraverso ospedali di eccellenza, mentre vi è un altro settore di intervento sanitario ad alto contenuto di forza lavoro – in particolare tutti i servizi alla persona – che invece va affidato
soprattutto al volontariato, alle famiglie e a manodopera dequalificata. Il primo settore viene maggiormente finanziato, mentre il secondo si basa soprattutto sull’esborso privato, come ora
avviene per badanti, comunità di tossicodipendenti, e per una certa tipologia di interventi psicologici.

Le strategie per affrontare questa situazione sono l’aumento dell’efficacia clinica, l’appropriatezza delle prestazioni erogate, e il promuovere un attento controllo dei costi, tutti
elementi che, in presenza di risorse finanziarie limitate, possono diminuire e rallentare la dinamica della spesa
.

Pensiamo che un servizio di PCP risponda adeguatamente a queste esigenze, dato che riduce di gran lunga gli invii impropri, le diagnosi inefficaci e le conseguenti notevoli ed inutili spese
farmacologiche, l’affollamento nei servizi secondari, il ricorso non adatto al Pronto Soccorso
(Liuzzi, 2020).
Il Depression Report (AA.VV., 2006) della London School of Economics è uno dei documenti più chiari nel definire l’efficienza e la convenienza economica di un programma di psicologia di
cure primarie
. Una delle maggiori cause di infelicità e di sofferenza, dichiara il documento, non sta nella povertà o nella ristrettezza economica patita da molti cittadini, ma nella sofferenza mentale. Il Report afferma che in Inghilterra un cittadino su sei avrà una diagnosi di depressione nel corso della sua vita, il che significa coinvolgere una famiglia su tre, e ciò a fronte di una denunciata carenza non di modelli di psicoterapie oggigiorno ritenute efficaci, ma di servizi di psicoterapia e psicoterapeuti disponibili nel servizio pubblico. E a causa di questo disturbo, ed in mancanza di
cure adeguate, avviene che un milione di cittadini inglesi ricevono sovvenzioni statali (Incapacity Benefits) a causa della disabilità imposta dai disturbi psicologici, una quota superiore a quella dei semplici disoccupati che ricevono sovvenzioni statali.
La totale perdita di produzione dovuta a depressione e ansia, secondo il Report, si stima intorno ai 12 miliardi di sterline l’anno, l’1% del PIL della nazione. Di questi 12 miliardi, 7 sono quelli pagati direttamente dallo stato, tra sovvenzioni erogate e minori introiti. Questi sette milioni di sterline sono un costo elevatissimo, se comparato ai seicento milioni di costo necessari per
realizzare un appropriato servizio di terapie psicologiche. Infatti, la metà di questi cittadini potrebbe ricevere una cura psicologica efficace ad un costo totale non superiore alle 750 sterline, mentre un cittadino può ricevere un Incapacity Benefit di 750 sterline al mese; ciò significa che se il cittadino lavora un mese in più grazie alla psicoterapia, la psicoterapia si paga da sé. Un ciclo di terapie CBT, ad esempio, è probabile che determini 12 mesi extra di assenza di depressione, che, tradotti in termini di giornate di lavoro, significa ottenere due mesi in più di lavoro, e due mesi in meno di sovvenzione statale. E nel caso della patologia ansiosa, il vantaggio economico è ancora più consistente, dati i minori casi di ricadute.

Proprio per questo, conclude il Depression Report, un paziente sofferente di disturbi depressivi e ansiosi dovrebbe avere la possibilità di usufruire di interventi psicologici per tre fondamentali motivi:

  1. il denaro speso dal governo viene riguadagnato in termini di risparmi sui costi sanitari dovuti alla patologia;
  2. i benefici economici per la società nel suo complesso sono il doppio di quelli ottenuti dal governo, mentre la spesa rimane la stessa;
  3. e da ultimo, ma forse è il più importante, c’è una diminuzione della sofferenza psichica. La vita appare più meritevole di essere vissuta.

Blount et coll. (2007) forniscono una panoramica efficace sulle differenti ricerche prodotte negli ultimi anni che dimostrano che gli interventi psicologici nei contesti di medicina di cure primarie producono un sensibile medical cost offset, cioè un significativo risultato di convenienza economica generato dal fatto che ciò che viene investito nelle cure di salute mentale produce maggiori risparmi (e quindi efficienza economica) sulle più generali spese mediche. Questi risparmi di cost offset possono essere ancora maggiori quando i trattamenti vengono erogati con pazienti che riportano anche particolari patologie mediche croniche.
Risulta quindi necessario investire risorse finanziarie nell’area della psicologia di cure primarie. La razionalizzazione e la allocazione dei servizi di PCP e deve andare di pari passo con un adeguato
investimento economico a supporto, realizzando una re-direzione di risorse economiche che devono essere riallocate nel settore delle cure primarie, fra cui la PCP.

Bibliografia di psicologia di cure primarie

  • Blount, A., Schoenbaum, M., Kathol, R., Rollman, B. L., Thomas, M., O’Donohue, W., & Peek, C. J. (2007). The economics of behavioral health services in medical settings: A summary of the evidence. Professional Psychology: Research and Practice, 38(3), 290–297. https://doi.org/10.1037/0735-7028.38.3.290
  • Depression Report. https://cep.lse.ac.uk/textonly/research/mentalhealth/DEPRESSION_REPORT_LAYARD.pdf
  • Liuzzi M., Per un progetto nazionale di psicologia di cure primarie, Psicologia della Salute (ISSN 1721-0321, ISSNe
  • 1972-5167), 2/2020

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Articoli

La relazione tra la psicologia pediatrica integrata e la lunghezza delle visite in assitenza primaria.

La relazione tra la psicologia pediatrica integrata e la lunghezza delle visite di assistenza primaria, il
riscontro su 24 mesi.

Abstract
Introduzione: Integrare le prestazioni nelle cure primarie pediatriche per fornire servizi di salute psicologica e comportamentale (BH) è risultato efficace ed efficiente; tuttavia, l’impatto dei servizi integrati pediatrici sui risultati operativi e finanziari delle visite di coloro che prestano un servizio di cure primarie (PCP) non è stato studiato a fondo. Il presente studio ha esaminato se la durata dell’integrazione della pratica, predice la relazione tra il contenuto BH affrontato in una visita PCP, la durata della visita e la generazione di entrate.
Metodo: Un totale di 1.209 incontri pediatrici con 25 PCP in 7 uffici di assistenza primaria in un sistema sanitario prevalentemente rurale è stato estratto per la presenza o l’assenza di contenuti BH, la lunghezza della visita, la durata dell’integrazione e le entrate. Le analisi χ2 e il quadro del modello lineare generalizzato sono stati utilizzati per affrontare gli obiettivi dello studio.
Risultati: L’integrazione è stata associata a più visite del PCP con un argomento di salute psicologica e comportamentale discusso a 6-11 mesi di integrazione, ma non a 14-24 mesi. Le visite con un argomento di salute psicologica e comportamentale erano più lunghe delle visite
esclusivamente mediche e più brevi quando un percorso era integrato per 6-11 mesi ma non a 14-24 mesi di integrazione. L’assicurazione pubblica e l’integrazione erano associate ad una minore partecipazione al percorso. Il contenuto della visita non era associato alle entrate del PCP.
Discussione: I risultati suggeriscono una relazione tra l’integrazione e i risultati operativi e finanziari delle visite dei PCP. Questo studio mostra che le efficienze o i miglioramenti iniziali (per esempio, tempo, costi, contenuto) associati all’integrazione della BH potrebbero essere persi nel tempo. Da ciò deriva l’importanza di una misurazione in un periodo di tempo lungo; anche se ciò che risulta essere il fattore più rilevante è quello di condurre regolarmente osservazioni dirette, tuttavia dalla maggior parte dei medici non risulta essere una pratica attuabile per limiti di tempo e risorse.
Gli studi futuri dovrebbero valutare la sostenibilità in relazione all’impatto del programma.

Bibliografia di psicologia di cure primarie

  • Gormley, M. J., Meadows, T. J., Hostermans, S. J., Kettlewell, P. W., Kirchner, H. L., & O’Dell, S.M. (2020). The relationship between integrated pediatric psychology and primary care visit length, revenue, content over 24 months. Families, Systems, & Health, 38(3), 278–286.

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